Cosa sono i sogni? se non delle proiezioni intangibili della nostra mente, e pertanto li associamo ai nostri desideri/aspirazioni! Il mio sogno è quello di fare lo “scrittore ‘mbortante”, uno di quelli che provano a cambiare il mondo con le parole, rimanendo un po’ in disparte dagli occhi indiscreti (a meno che non vengano invitati a Pomeriggio Cinque per farsi intervistare da Barbara d’Urso). Ma prima di questo ne avevo un altro, quello di pubblicare un libro creato dalla mia testa-cuore-mani… Per arrivarci ho faticato, ho sbattuto così tante volte contro i miei limiti che la mia mente era piena di bernoccoli e mortificazioni! Ma non ho mai perso la voglia di provarci, e riprovarci, e continuerò ancora a farlo finché non mi svuoterò di tutte le mie idee.
Prima di partire per uno dei miei viaggi da “scrittore” ho le mie manie: caffè, sigarette (tassativamente P.M.100’s rosse) e le canzoni di Branduardi, in modo particolare il mio mantra branduardiano canta:
“Apri il libro, gira il foglio,
un bambino che ti guarda…
Apri la porta, e là
poi la strada inizierà…
Apri il libro, gira il foglio,
un bambino su un cavallo…
Apri la porta, e là
poi la storia inizierà…
Giriamo il foglio allora,
giriamo il foglio ancora,
giriamo il foglio e dimmi cosa ci vedi”
Angelo Branduardi,
Il Libro, album “Cercando l’Oro”1983
Ecco, Branduardi potrebbe essere un esempio da seguire; uno di quei “maestri” della musica italiana conosciuto (oggi) ai pochi (ma buoni), uno che ha trasformato la poesia in musica e la musica in poesia, uno che ha saputo ricercare parole e sonorità intridendole di valore e di passione; le sue parole ti stimolano, ti entrano nel cuore e te le ricorderai sempre. A differenze della gara perpetua a chi vende di più, cantantini le cui parole durano nella nostra mente per pochi attimi, senza mai arrivare al cuore. Io voglio che i miei libri siano come le canzoni di Branduardi, che attraversino la mente di tanti, ma che rimangano nel cuore di pochi!
Ma quali sono i 7 motivi per cui provare a scrivere un libro?
1 Scrivere un libro non è un mestiere, è una passione! Scrivere per passione vuol dire essere liberi di scrivere come ci pare, senza l’ansia da prestazione a riguardo della “virgola pazza” o del verbo mal coniugato. Ho letto libri così perfetti, corretti e stracorretti fino a stomacare (beati i ricchi che possono pagare le agenzie letterarie), ma erano libri di plastica, un surrogato dell’Accademia della Crusca; e poi ho letto libri freschi, veri, con qualche parola di troppo, con qualche virgola in meno, ma sono libri che mi hanno fatto piangere. Io voglio fare lo scrittore di passione e non di professione, voglio essere libero di sbagliare, perché sbagliando si può parlare al mondo!
2 Scrivere un libro vuol dire viaggiare lontano verso mondi che abbiamo conosciuto o che non esistono affatto. vuol dire essere madre e padre del personaggio creato e dovergli afferrare la mano, farlo crescere, farlo sbagliare e poi insegnargli la lezione. E perché non provarci? Credetemi, scrivere è un viaggio meraviglioso, un po’ come leggere con l’unica differenza che il viaggio lo conduciamo noi.
3 Scrivere un libro significa mettersi alla prova, sempre e comunque. Effettivamente è un motivo per pochi, non per tutti. Mettersi alla prova vuol dire, a volte, dimostrare a se stessi che “ce la posso fare”, oppure far capire agli altri quanto valiamo. A 15 anni i professori del Liceo Scientifico sostenevano che fossi ritardato e analfabeta, e pertanto andavo orientato verso una scuola professionale per imparare un mestiere, perché tanto non avrei concluso nulla nella vita. Mi bocciarono e conclusi la scuola all’Istituto d’Arte. Strano a dirsi ma, dopo essermi laureato tre volte, faccio il professore di Storia dell’Arte al Liceo. Di libri ne ho pubblicati 4, e altri 2 sono in arrivo. Mi sono messo alla prova per dimostrare a me stesso di non essere né ritardato e né stupido, e ogni qual volta l’ho fatto, ho raggiunto il mio traguardo. Credetemi, fa bene alla salute.
4 Scrivere un libro vuol dire disinibirsi. Sei timido? Scrivi e leggi tanto; leggi e scrivi tanto. Scrivere abitua la mente a non avere più paura di proferire parole, ma le parole usciranno dalla bocca in maniera più fluida. La voce tremerà comunque, ma sempre meglio che trattenere la nostra voglia di comunicare al mondo chiusa in un cassetto dentro al petto.
5 Scrivere un libro vuol dire dichiarare il proprio amore verso qualcuno.

Ho lavorato a due romanzi per 3 anni: il primo è un romanzo storico/fantasy, l’altro un romanzetto su una intricata storia d’amore, non ci ho concluso nulla. Poi è nata Gaia, mia nipote, pensando a lei ho scritto “Guerino e il Drago”, l’ho scritto in 3 settimane, ha vinto due concorsi letterari (Premio Valerio Gentile e Floc l’amico dei bambini 1 ed.) è stato pubblicato dalla Giovanelli Edizioni ed è stato premiato a Latina al Books For Peace 2017. Pensando a Gaia ho scritto “Storia della Bambina a cui rubarono le mani” ed ho vinto il concorso letterario Le Ginestre a Firenze, vincendo la pubblicazione. Invece, pensando alla mia cagnolina Emi, ho scritto “Due Piccole Mandorle ed un Grande Tartufo”, ed ho vinto il Premio Letterario Luisa Ronconi a Bologna e ho vinto la pubblicazione grazie al concorso Floc-l’amico dei bambini 3 ed.
Due sono le cose: o mia nipote mi porta fortuna (e appena sarà un pelino più grande mi farò grattare un “gratta e vinci”), o scrivere per chi si ama stimola a scrivere cose “belline”.
6 Scrivere un libro vuol dire urlare al mondo la prorpia rabbia! La rabbia è il sentimento più vero che l’uomo possa covare nel proprio cuore, ed è meraviglioso incazzarsi. Non sempre però possiamo farlo pubblicamente, perché siamo vincolati dal “vivere civile”; così diciamo buon giorno e sorridiamo a troppe persone che detestiamo. La rabbia può essere veicolata verso la scrittura, facendo incarnare nell’antagonista del libro una persona vera: io l’ho fatto, Carlo, il nemico di Guerino, è l’incarnazione di un bulletto della mia infanzia. Farlo soffrire nel libro è stato un grande piacere!
Ma la rabbia, per fortuna,non è solo questa, altrimenti si scriverebbe solo di rancori latenti, e non è poi tutto sto granché. La guerra in Medio Oriente ti crea rabbia? Scrivilo! Il degrado della tua città ti crea rabbia? Scrivi un racconto e denuncialo! Sei stato vittima di razzismo e sei incarognito? Non dormire, non passare le ore sui social o sui pornazzi, mettiti davanti la tastiera e tramuta la tua esperienza in un racconto. La tua vita è importante. Condividi la tua vita, perché ci sarà sicuramente qualcuno che vorrà conoscerla.
7 Scrivere un libro vuol dire migliorare il modo di esprimersi. La mia maestra delle elementari diceva sempre “Stefano, la pratica fa la grammatica”, più ci si esercita a scrivere e meglio si fa. È vero! A meno che non si è cresciuti a pane e grammatica, tutti siamo vittime degli “errori ricorrenti”, ossia, forme grammaticali non corrette ma che siamo abituati ad usare perché mai nessuno ci ha corretto facendoci capire l’errore. Onore al merito per chi utilizza la lingua italiana in modo impeccabile, io sono orgogliosamente un pasticcione, e francamente mi sta bene così. Come ho già scritto al punto 1, scrivo per passione e non per professione, cerco comunque di dare il massimo durante la stesura dei miei testi e cerco di correggerli in maniera puntigliosa, ma ho ovviamente i miei limiti. Ho capito però che scrivendo si impara a scrivere sempre meglio, con periodi puliti e sempre più professionali. In una società molto competitiva come la nostra, migliorare nella scrittura non è mica un investimento da poco!
Ma ci sono anche 3 motivi per cui non bisognerebbe scrivere
1 Scrivere un libro vuol dire essere più soli. A meno che non si è ricchi di famiglia, bisogna pur lavorare per campare. Io ho la fortuna di fare uno dei lavori più belli che esistano: il prof. Mi sveglio alle 5:30 del mattino, rientro a casa non prima delle 16:00. Se va bene, mi riposo davanti la TV e mi guardo l’ennesima replica di Law and Order, oppure mi accendo una sigaretta e mi ascolto un po’ di musica. Se va male, invece, o devo finire di correggere le verifiche scritte o preparare la lezione del giorno dopo (quelli che dicono che i prof. non fanno nulla mentono!). Oppure, se va peggio, devo stirare, pulire casa, cucinare, andare a fare la spesa. Alle 21:30 gli occhi cominciano a chiudersi, alle 10:30 sto già dentro al letto con l’ansia di dovermi svegliare dopo sette ore. Il tempo di scrivere si riduce al sabato, anche perché quando si scrive il tempo vola via, ma quando la sveglia suona troppo presto è un lusso che non ci si può permettere. Leggere romanzi è una delle mie passioni preferite che riesco a fare nei periodi natalizi o estivi. Devo lasciare posto ai saggi, per aggiornare il mio sapere e le mie competenze da docente. Il sabato? Molte volte rimango a casa a scrivere al pc, riducendo drasticamente la mia vita sociale. In cambio, per seguire la mia passione, ottengo solitudine. In cambio della solitudine non ottengo nulla, perché sono uno scrittore esordiente e vendo poco (o niente). L’unica cosa che si guadagna è la gratificazione personale.
2 Scrivere un libro vuol dire essere più tristi. La gratificazione personale è dovuta alla capacità di essere riusciti a pubblicare un libro. Se pubblichi la notizia su facebook riceverai tanti mi piace, “bravo”, “complimenti!”, “grande Stef!”. Nessuno di quei “mi piace” equivale ad un libro venduto. I parenti non ti telefoneranno, se ti vedranno per strada ti saluteranno come sempre senza manco farti gli auguri di persona (altrimenti devono chiederti dove comprare il libro). I colleghi di lavoro ti chiederanno una copia omaggio, qualcuno, ogni tanto, fa il passaparola sul tuo traguardo raggiunto.
Le critiche saranno tante, “c’era un errore”, “Uh, quanti refusi!”, “carino, potevo scriverlo anche io”, “se l’hai fatto tu, allora, devo dire a mio figlio di scrivere un libro”; fottitene. Goditi il momento, sì felice di ciò che sei e di ciò che hai fatto. Se il tuo libro è stato pubblicato da una casa editrice NON a pagamento e SENZA OBBLIGO di acquisto di copie, allora HAI VINTO, perché il tuo libro è stato valutato da qualcuno che non ti conosce e che ti ha apprezzato per la qualità del tuo lavoro. Tutto il resto è come un po’ di polvere sugli occhi, brucia un po’ ma poi passa.
3 Scrivere un libro non significa essere scrittori, e vincere un concorso letterario non significa essere scrittori! Scrittori si diventa con la fama e quando guadagni per le cose che scrivi. Finché non avrai nè fama e nè guadagno, allora, non sarai uno scrittore. Io di libri ne ho già pubblicati 4, e due sono in pubblicazione, e tuttavia, non sono uno scrittore, non mi riconosco come tale e nessuno mi riconosce questo titolo. Ho paura di fallire, ho paura che nessuno leggerà mai i miei libri, ho paura che tutto sia stato vano, tempo perso, tempo sprecato che avrei potuto usare per godermi la vita, trascorrendo le serate a fare l’amore o a bere una gustosa birra bionda doppio malto nella mia amata Via del Pratello, a Bologna. Come posso prevedere il futuro? Semplicemente non posso! chissà, forse, tra qualche anno sarò famoso come lo scrittore mio omonimo siciliano, o forse rimarrò nella penombra della grande mole di libri editi. Non importa avere successo, ma è importante provare a fare le cose che amiamo. Io amo scrivere! E se un giorno diverrò famoso, beh, non mi dispiacerà mica!
In fine vi lascio il link del mio mantra branduardiano, magari vi piacerà e vi stimolerà tante pagine da scrivere e da girare