Fjalza Mirë

 

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Discesa agli inferi di Cristo

La celebrazione del mattutino della Domenica di Pasqua è di certo la liturgia più suggestiva della tradizione religiosa arbëreshë di rito greco-bizantino, che viene anticipata la notte del Sabato Santo. Il rito è detto Fjalza Mirë/la Buona Novella, in quanto si annuncia la Resurrezione. In chiesa si celebra l’ufficio della mezzanotte, in cui i fedeli vegliano in attesa dello Sposo; non si può parlare propriamente di una liturgia, bensì di una semplice ‘assemblea’ trattenuta dalla lettura di brevi testi biblici e dall’annuncio della Resurrezione. A fine ufficio, si spengono le luci della chiesa e il sacerdote, dentro il vima, accende il cero pasquale; i diaconi sorreggono la croce di Cristo, l’icona della Resurrezione e il Vangelo: la croce è il simbolo della sconfitta della morte, l’icona mostra la Resurrezione del figlio di Dio, i Vangeli ne sono la testimonianza. I fedeli, in coda, a turno accendono la loro candela da quella del sacerdote, poi escono dal tempio. Segue una piccola processione intorno alla chiesa per poi fermarsi davanti al portale, che rappresenta l’ingresso al sepolcro. Il sacerdote legge i passi del vangelo di Matteo (Mt. 28, 1-10):

“1 Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2 Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3 Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4 Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5 L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6 Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». 8 Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Cfr. La Sacra Bibbia (testo CEI 2008), Mt. 28, 1-10”

Il sacerdote, dopo  l’incensazione del vangelo, si avvicina al portale e canta per tre volte il tropario pasquale in greco e in arbëreshë:

Christòs Anèsti ek nekròn/ Krishti u ngjall nga të vdekurit
Thanàto thànaton patìsas,/ me vdekjen shkeli vdekjen
Ke tis en tis mnìmasi zoìn charisàmenos/ edhè atyre ҫë ishin ndër varret jetën i dha

(Cristo è risorto dai morti e con la morte calpestando la morte, e ha dato in grazia la vita a coloro che giacevano nei sepolcri).

Segue da parte del sacerdote l’inno del guerriero vincitore e alcuni versetti del Salmo 68, relativi alla morte e alla sua sconfitta. All’interno della chiesa, nel frattempo, si prepara il rito dell’Arate pylas/Alzate le porte, ispirato al Salmo 24.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.
 Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
 Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. (24, 7-10)

Il rito consiste in una drammatizzazione dell’apertura dell’ufficio sacro: il sacerdote si avvicina ancora al portale della chiesa e intrattiene un dialogo con i custodi, bussa con la croce astile, mentre da dietro la porta un lettore interloquisce con questi, rappresentando le forze del male che vogliono impedire la Resurrezione di Cristo. Il dialogo consiste nell’annuncio del ritorno del Re della gloria da parte del sacerdote e nel custode dell’Ade che chiede per due volte ‘chi è questo Re della gloria?’, alla terza volta il sacerdote bussa nuovamente con la croce sul portale, ma più forte ed il portale si apre, le luci della chiesa si accendono e le campane suonano a festa.
La luce che si riaccende rappresenta la condizione umana salvata dagli inferi e rappresenta la luce di Dio, il portale spalancato, invece, allude alle vergini che trovarono il sepolcro vuoto con stupore, lo stesso stupore dei fedeli che attendono e vivono la Resurrezione del Cristo. Rientrati in chiesa, il sacerdote canta il canone di Pasqua di Giovanni Damasceno e continua ad interloquire con i fedeli: ‘Krishti u ngjiall/ Cristo e risorto’, e i fedeli rispondono ‘Virteta u ngjall/ davvero è risorto’; intanto il diacono o il sacerdote incensa interrottamente la chiesa, l’iconostasi e i fedeli.
La mattina della Domenica di Pasqua, invece, si celebra la liturgia di S. Giovanni Crisotomo e le tre porte dell’iconostasi rimangono spalancate, dal momento che Dio partecipa alla celebrazione religiosa rompendo la barriera con il popolo, in segno di letizia. Prima della proclamazione dei vangeli, il sacerdote cosparge il solea di foglie d’alloro come simbolo della nuova vita, mentre la liturgia è relativa al mistero dell’Eucarestia, alludendo alle prime eucarestie dei neofiti. A fine celebrazione tutti i fedeli vanno a baciare il vangelo, testimone della resurrezione di Cristo, posto davanti all’iconostasi. E’ usanza, non comune a tutte le chiese, benedire i cibi: ad esempio, nella chiesa di S. Basilio ad Ejanina, è usanza, a fine liturgia, distribuire un tortano (ciambella) e un uovo sodo colorato di rosso, come simboli della resurrezione.

 

tratto da: La Calabria arbëreshë, Frascineto tra medioevo e neobizantinismo

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