ROMANZI

Krujë, Albania, 1450. È l’ora del vespro quando nel bianco castello dalle torri circolari si ode, forte, il tonfo della prima cannonata dei turchi contro la cinta muraria. La città è sotto assedio, le guardie corrono alle feritoie, pronte a rispondere al fuoco nemico e Gjergj Kastriota Skanderbeg, il principe guerriero, impugna la spada per difendere il suo regno. In quegli stessi attimi, in una delle case del borgo, Dashmíra dà alla luce la piccola Hënëza, prima di abbandonarsi all’abbraccio della morte. Tratta in salvo dal fidato consigliere del principe, la bambina verrà affidata alle cure della serva Ninína e crescerà a corte come dama di compagnia della signora del castello. A fare da sfondo alla sua infanzia c’è il cruento scontro tra l’Impero ottomano e la Lega di Lezhë, l’armata cristiana guidata da Skanderbeg per sottrarre l’Epiro al giogo turco. Quando Hënëza, ormai cresciuta, conosce il giovane e ambizioso Isaia, è subito amore. Un amore bruciante, che però è breve come tutti gli amori in tempo di guerra: dopo la rovinosa presa di Krujë, Hënëza fugge con Ninína dalla furia ottomana. Rifugiatasi in Italia dopo la morte del grande Skanderbeg, la giovane si finge nobile, sposa un marchese e si trasferisce nella provincia di Calabria Citra, dove inizia una nuova vita. Fino a quando, anni dopo, il suo antico innamorato ricompare all’improvviso nella sua esistenza, mettendo a repentaglio ogni cosa… Stefano Amato si misura con il mito fondativo del Paese delle Aquile, narrando del principe Skanderbeg che guidò la ribellione contro il gigante ottomano, in un romanzo storico che riporta in vita un’epoca di eroi: un omaggio alla tradizione e all’orgoglio del popolo albanese.

Maria trascorre un’esistenza semplice e rurale. La fede, le convenzioni e una sessualità confusa non le consentono di comprendere che ciò che prova per Mimma, la sua migliore amica, è amore. Ingabbiata in un matrimonio violento, quando si scopre incinta di Vincenzino, fugge per vivere a Roma con Mimma e il compagno di lei, John, una donna. Sarà John il riferimento di Vincenzino in una realtà variegata su cui riverbererà, fin troppo presto, l’eco del passato. Tra tradizioni, sopraffazioni fisiche e psicologiche in nome della normalità, tradizioni e voglia di libertà, Stefano Amato dipinge un drammatico affresco con inedita potenza, intrecciando il tema dell’omosessualità femminile e quello della violenza sulle donne. Ne deriva un’esposizione attuale dove lo stile raffinato si arricchisce di un centellinato uso del dialetto restituendo una storia di grande vigore narrativo.
RACCONTI

“Siham ha sette anni e assieme al suo compagno di giochi, il gatto Khayr, scopre lo scompiglio che provoca la guerra e il dolore che ne deriva. La guerra col suo strano modo di parlare, il boombaraboomboomboom, oltre alla famiglia, ruba le mani a Siham e la coda a Khayr. Per ritrovare le sue mani, la bambina scappa dalla guerra, incontrando lungo la fuga i bambini dimenticati, come la sua amica del cuore Maryam, insieme alla quale capirà che la guerra non risparmia la vita nemmeno ai bambini.”
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“Nel piccolo paesino di Purҫilli la Seconda Guerra Mondiale passava quasi inosservata, finché a pagarne le conseguenze non furono i bambini. Al piccolo Faustino la guerra ha lasciato troppe cicatrici, rubando la vita dei suoi fratelli e derubando lui stesso della vista e dell’udito. A tirare su le sue sorti ci penserà Mandorla, un cane affettuoso e coccolone, che ha sprecato tutta la sua vita ad amare chi dall’amore era stato dimenticato”
“Stefano Amato ha saputo rappresentare il significato di “natura” nelle sue diverse sfaccettature: la natura umana dell’uomo che è capace di grandi sentimenti umani ma anche di enormi crudeltà morali e materiali ed il rapporto uomo/cane; meravigliosa e commovente la descrizione del rapporto tra esso ed il protagonista del racconto”
(dal verbale di giuria del Premio Leterario Luisa Ronconi, 2017)
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“Guerino è un bambino disabile alla ricerca della vera amicizia, quella che non ti giudica per l’aspetto fisico, ma per ciò che davvero sei. Dal balcone della sua casa, tra sospiri e malinconia, vede i bambini rincorrersi e giocare davanti al grande castello antico, gli stessi bambini che lo discriminano, insultandolo e isolandolo; ma Guerino spera comunque che arrivi il giorno in cui lo inviteranno ad unirsi a loro. Tra quei bambini c’è anche Lara, la biondina di cui si è innamorato, ma questa ha già il cuore impegnato, perché ha promesso la sua mano a Carlo, il “boss” del quartiere, il quale le ha promesso di conquistarle il castello. Guerino, con grande forza d’animo, è pronto a tutto pur di avere l’amore di Lara, così decide di partire per un’avventura notturna alla conquista del castello; arrivato dentro l’ampio fossato che lo circonda, con grande sorpresa, scopre l’esistenza del Regno Magico risvegliandosi proprio nel letto di uno gnomo, Missàr. E proprio grazie agli esseri magici, quali lo gnomo Missàr e i suoi fratelli, la fatina Isilè, la strega Giurgiulè, il goblin Ashka e il drago Skamandì, Guerino scopre che nell’amicizia non esiste nessuna “diversità”.”
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SAGGI

“Una sintesi introduttiva all’arte paleocristiana, analizzata nel suo rapporto di complessa derivazione da quella antica. Il libro procede sia in direzione dell’analisi storico-cultuale della figura di Cristo che in termini di ricostruzione iconologica, centrando il passaggio dal simbolo alla figura antropomorfa e soffermandosi sulle principali decorazioni musive delle basiliche romane.”
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“A partire da una puntuale ricognizione storico-artistica e documentale, questo libro propone come ambito di studio la Calabria, soffermandosi, in modo particolare, sulla comunità arbëreshë e albonofona di Frascineto, un piccolo comune della provincia di Cosenza. La finalità della ricerca, che parte da un’analisi dei profughi greco-epiroti, con attenzione particolare alla fondazione del villaggio feudale di Fraxinetum nel 1491, è quello di dimostrare la relazione tra storia, cultura greco-bizantina, tradizioni popolari e loro attuale spendibilità turistica nel panorama del turismo religioso, inteso non come peregrinatio ad loca sancta, bensì come scoperta di un diverso modo di vivere la fede cattolica, secondo il rito orientale. Vengono così, nel dettaglio, ricostruite le motivazioni che hanno reso possibile l’emigrazione dei greco-epiroti nel Regno di Napoli e la nascita stessa degli insediamenti arbëreshë. Ci si sofferma, in particolare, sulla complessa questione religiosa, che a seguito dell’emigrazione dei greco-epiroti, viene vista come matrice, nei territori del Regno, di una sovrapposizione orientale: gli italo-greci e gli ortodossi.”
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