RECENSIONE DE L’ULTIMA CANDELA DI KRUJË SU MEDIEVALEGGIANDO
Recensione di Martina Corona del 26 gennaio 2025.
Cari amici medievaleggianti, il libro che recensiamo oggi è il romanzo L’ultima candela di Krujë di Stefano Amato edito da Neri Pozza nel 2023.
Inizio subito col dire che questo romanzo mi ha colpito per diverse ragioni, prima fra tutte l’ambientazione. E’ la prima volta, infatti, che mi capita di leggere un romanzo ambientato nell’Albania medievale e di fare la conoscenza di alcuni dei suoi eroi nazionali.
La storia si svolge in un arco di tempo che va dal 1447 al 1520, ripercorrendo la vita della protagonista Hënëza (Enza) che ci mostra attraverso i suoi occhi la guerra per l’indipendenza albanese. Interessante anche la scelta di approfondire tutte le tappe della guerra, combattuta principalmente dall’eroe nazionale Gjergj Kastrioti Skënderbeu (Giorgio Castriota), che fa sia da cornice che da protagonista. Scegliere un’ambientazione e un pezzo di storia poco noti, ha reso il libro affascinante, un viaggio verso terre lontane ma che in realtà sono, ed erano, molto vicine al Bel Paese. E non a caso, in questo scontro infinito per liberare l’Epiro dal giogo turco, l’Italia e le sue dinamiche hanno un ruolo fondamentale tanto che incideranno sull’esito finale dello scontro. La guerra è vissuta da ogni punto di vista: condottieri, principi, generali, contadini e servi. E questo è un altro punto a favore.
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Recensione de L’ultima candela di Krujë su Lacnew24
Recensione di Angelica Artemisia Pedatella del 28 gennaio 2024.
“Cresciuto a Frascineto, come tanti giovani ha cercato la propria affermazione in giro per l’Italia fino ad approdare a Piacenza dove l’editore nazionale Neri Pozza si accorge della sua penna. Qui inizia una straordinaria storia che appartiene all’Arbëria: perché oltre a pubblicare, nella vita quotidiana Stefano Amato scopre di poter comunicare nella sua lingua madre con altri albanofoni che arrivano a Piacenza per motivi professionali più disparati. L’arbërisht non resta più solo lingua locale, ma diventa descrittore di identità.Nasce da questa forte consapevolezza delle proprie radici il romanzo “L’ultima candela di Krujë”, la storia appassionante di una giovane arbëreshe, Hënëza, che dall’Albania approda sulle coste della Calabria per ritrovare, dopo la morte di Skanderbeg, una nuova vita nella terra che diventerà la seconda Patria per il popolo d’Albania. Si tratta di un romanzo storico, dove l’avventura si alterna all’esplorazione dell’interiorità dei personaggi con una scrittura semplice e immediata, modernissima, in grado di restituire una visione finalmente contemporanea dell’Arbëria, pur raccontandone il suo passato. Se c’è un problema che ha “offeso” a lungo il mondo albanofono in Calabria è proprio la visione “vecchia” e obsoleta che nelle scritture e nei prodotti audiovisivi ha circolato. Questo romanzo restituisce una vitalità fondamentale e reale del mondo arbëresh. Riferimenti storici puntuali, protagonisti affascinanti, dinamica e dialoghi accattivanti: tutto questo fa de “L’ultima candela di Krujë” un prodotto editoriale che avrà lunga strada e di Stefano Amato una penna felice di nuova generazione”.
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Recensione de L’ultima candela di Krujë su albania letteraria
Recensione della critica letteraria Anna Lattanzi.
“Una lettura avvincente, questo #lultimacandeladikrujë , che narra di uno degli stralci meno noti e più controversi della storia albanese, profilando in maniera lineare la figura di Giorgio Kastriota Skanderbeg. Amato è di origini arbëreshë e decide di scrivere dell’eroe con l’intento di creare una connessione tra la storia dei suoi avi, giunti in Calabria secoli or sono, e l’Albania”
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Recensione de L’ultima candela di Krujë SUL CLUB DEL LIBRO
“Il romanzo L’ultima candela di Krujë , nelle sue pagine che scorrono velocemente e senza appesantire il lettore, racconta una pagina di storia che lega strettamente l’Albania e l’Italia, attraverso la figura di Scanderbeg e le comunità arbëreshe, comunità italo-albanesi d’Italia. Se nella prima parte del romanzo l’infanzia della protagonista si svolge durante le vicende di Giorgio Castriota Scanderbeg e della Lega di Alessio, nella seconda parte, durante l’età adulta di Hënëza, lo sfondo storico racconta le vicende della famiglia Sanseverino e di come queste si intrecciano con la storia degli del Regno di Napoli e con la massiccia emigrazione albanese in Italia, da cui è derivata appunto la nascita degli insediamenti italo-albanesi”.
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Recensione de L’ultima candela di Krujë SU LEGGERE A LUME DI CANDELA
Un immenso grazie a Marilia Piccone per questa piacevole recensione.
“Stefano Amato, cresciuto nella comunità arbëreshë in provincia di Cosenza, ricostruisce per noi il passato dell’Albania, il paese che si affaccia sull’Adriatico, proprio di fronte a noi, e che ha avuto legami stretti con gli Aragonesi del Regno di Napoli.
C’è una doppia trama nel romanzo. Una, più prettamente storica che anticipa e prepara quella più personale che ci porta in Italia, in un esilio che ci ricorda da vicino quello più recente del 1991.
Si combatte sotto la guida di Scanderbeg, i giovani partono per la guerra da cui torneranno in pochi, a Krujë restano le donne, giovani madri rimaste vedove, e gli orfani. SKanderbeg avrà un figlio maschio che ritroveremo alla fine in Italia, fuggito anche lui in esilio lasciando a Hënëza, sua compagna di giochi, una preziosa spilla con l’aquila a due teste, simbolo dell’Albania”.
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Recensione di Mio Padra dal blog sololibri.net
“Mio padra di Stefano Amato è un romanzo edito da Amarganta nel mese di marzo 2022. La casa editrice è una piccola realtà editoriale di Rieti, che pubblica romanzi di autori emergenti. Nella biografia dell’autore sono menzionati vari premi, nonché la vittoria nella sezione giovani del Premio Neri Pozza 2021.
Mio padra racconta due storie che si intrecciano: quella di una madre, Maria, e quella di un figlio, Vincenzino. Un tempo contemporaneo dal sapore arcaico, delle zone rurali calabresi, dove lo scandire del tempo è ancora una vecchia manfrina fatta di lavori umili e preghiere. Qui Maria fa i conti con la sua identità: quello che sente di essere e quello che gli altri vogliono che sia. E allora, a trent’anni, dopo aver custodito la sua verginità, sposa Pietro. La povertà e la mancanza di un lavoro stabile fanno sì che la gelosia di lui sia opprimente, la sua suscettibilità lascia lividi sul corpo e la tristezza diventa una costante. Vincenzino nasce e scopre pian piano il suo mondo, caratterizzato dall’odore del pane sfornato da sua madre, la campane della chiesa che suonano al mezzodì, le voci delle vicine di casa che chiacchierano sulle seggiole di paglia. I rapporti tra Maria e Pietro si fanno più tesi, finché sfociano in uno stupro. Maria, allora, fugge via con suo figlio a Roma, dove a ospitarli ci sarà la sua più intima amica, Mimma. Maria, però, ogni qual volta la vede sente dentro il petto il cuore aggrovigliarsi, comprendendo ormai da tempo che quello che prova per Mimma non è amicizia ma uno strano sentimento che la fa vergognare. Allo stesso tempo, scoprire che il compagno di Mimma, John, sia in realtà una donna, la fa morire di gelosia, consapevole di aver definitivamente perso un’opportunità per essere felice. Ma è proprio John a fare breccia nel cuore di Vincenzino, riuscendogli a dare quell’affetto che il padre naturale non gli aveva mai dato. E mentre Maria vive un momento di crisi emotiva, Vincenzino, ormai prossimo alla quinta elementare, scopre i controsensi della società, fatta di ipocriti pregiudizi e, talvolta, di omofobia. Ma, ciò nonostante, l’amore di Vincenzino verso John, la padra, va al di là delle occhiatacce e delle prese in giro degli altri bambini. Ma quella normalità viene improvvisamente travolta dal ritorno di Pietro che, nonostante gli anni trascorsi, proverà a usare ancora la violenza per riprendersi suo figlio.
Mio padra è un romanzo coinvolgente che indaga i controsensi della nostra contemporaneità. Convivono nel testo il vecchio e il nuovo, la provincia del Sud e la modernità di Roma, dove le realtà si intrecciano e si scontrano all’interno dei vari personaggi, e fanno sì che chi legge possa riconoscere in queste contraddizioni qualcosa di autentico. Allo stesso modo, convivono il concetto di famiglia tradizionale e quello di famiglia omogenitoriale, dove tra le parole non vi è nessuna traccia di propaganda gender, ma un semplice confronto tra chi non apprezza ciò che la vita gli concede e la sofferenza che prova chi desidera ciò che non può avere: un figlio. La narrazione procede per gradi di intensità, conservando sempre un sapore realista e talvolta duro. Se nei primi undici capitoli il narratore è esterno, dal dodicesimo il narratore diventa Vincenzino, che racconta in prima persona la storia e accompagna il lettore fino alla conclusione del romanzo. Ho trovato interessanti alcuni intervalli fatti di pagine di diario scritte in prima persona da Maria, che fanno capire alcune situazioni da un punto di vista diverso e che integrano quanto raccontato dal narratore. A fare da contorno alla storia vi sono le tradizioni popolari e il dialetto arbëreshë, che danno al testo un lieve gusto antropologico.”
Recensione de “Guerino e il Drago” dal blog Leggere insieme a mamma e papà
“Guerino e il drago” è una bellissima avventura che affronta un argomento molto delicato come quello della disabilità nei bambini. Il piccolo protagonista con la sua ingenuità è incredulo davanti alla cattiveria degli altri bambini che, probabilmente spinti dai commenti dei grandi, lo bullizzano e lo isolano prendendo di mira il suo essere “diverso”. Con un pizzico di magia però Guerino riuscirà a dare una grande lezione di vita dimostrando a tutti che nell’amicizia non esiste nessuna diversità e che ognuno di noi è capace di grandi imprese. Un libro che racconta la disabilità con la purezza degli occhi di un bambino.
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Recensione de “Guerino e il Drago” a cura di Libri e Recensioni
“Guerino e il drago è una favola per giovani lettori, i bambini.
E’ un libro semplice, scritto con un linguaggio chiaro, adatto al pubblico per il quale è pensato, ma con un messaggio importante e di grande valore sociale: le diversità non sono semplici svantaggi, ma diverse ricchezze.
Il protagonista della storia è Guerino, bimbo con una disabilità motoria che lo costringe a muoversi con un deambulatore.
La prima parte del racconto è incentrata sulla discriminazione di Guerino messa in atto dai suoi coetanei.
L’autore descrive l’incapacità del protagonista nel capire perché venga considerato diverso. In cosa consiste questa diversità? E la normalità cos’è?
Interessante è che anche gli altri bambini non sappiano il significato di tali aggettivi. Il loro isolare Guerino nasce da una percezione, da un distorto modo di vedere dato dalla loro inesperienza e diseducazione.
Si dice che nessuno sia crudele quanto un bambino. La realtà è che nessuno è disattento quanto un bambino che non abbia avuto il giusto esempio.
Nella seconda parte, più fantastica, il protagonista farà un viaggio in un mondo magico dove imparerà che tutti siamo diversi gli uni dagli altri, ma non per questo non è possibile fare amicizia.
Il valore della bontà e della solidarietà tramite il mutuo soccorso sono gli insegnamenti che portano alla conclusione della favola. Un libro per i piccoli dagli 8 ai 10 anni, corredato da alcuni disegni davvero deliziosi, da leggere con i genitori per meglio capirne il messaggio, perché un bambino che legge diventerà un adulto che pensa e comprende.
(Tatiana Vanini)”
http://www.librierecensioni.com/libri-online/guerino-e-il-drago-stefano-amato.html